SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La strada per Osimo. Italia e Jugoslavia allo specchio (1965-1975)

Benedetto Zaccaria

Milano, FrancoAngeli, 168 pp., € 23,00 2018

La questione del confine orientale rappresenta uno dei problemi principali affrontati dalla diplomazia italiana sin delle origini del periodo repubblicano. La difesa del territorio di Trieste fu, infatti, al centro di controversie tra Roma e Belgrado nel contesto dalla guerra fredda e, in seguito, della politica del non allineamento attuata da Josip Broz Tito. Al complesso di questi temi sono stati sinora dedicati molteplici studi di diversa natura, come quelli di Diego De Castro, Massimo de Leonardis, Giuseppe Walter Maccotta, Pietro Pastorelli, Marina Cattaruzza, Joše Pirjevec, Luciano Monzali e Massimo Bucarelli. Due sono i principali punti di vista emersi nelle menzionate opere e cioè, il primo, sulle ragioni politico-diplomatiche alla base dell’intesa di Osimo, fondate sull’interesse italiano di chiusura della controversia territoriale per il rafforzamento dei rapporti tra Roma e Belgrado e della stabilità politica della Jugoslavia. Ciò sarebbe confermato dalla coincidenza, nel 1975, della conclusione del trattato italo-jugoslavo e dell’Atto finale di Helsinki. La seconda interpretazione, più recente, considera, invece, l’accordo di Osimo come un atto positivo, un caso esemplare di distensione per l’avvio di un’amicizia sincera e reale tra i due paesi. La monografia di Benedetto Zaccaria, attualmente postdoctoral fellow presso l’Istituto Universitario Europeo di Firenze, intende offrire un ulteriore contributo su questi temi. Sul piano metodologico l’a. basa la sua ricerca principalmente, sulle fonti primarie disponibili e, in assenza della documentazione del Ministero degli Affari Esteri italiano sui negoziati per la definizione del confine orientale, ha rivolto la sua attenzione a quelle recentemente rese accessibili alla consultazione, come il Fondo Mariano Rumor, conservato presso l’Archivio Storico del Senato della Repubblica, o il Fondo Giulio Andreotti, conservato presso l’Istituto Luigi Sturzo di Roma. Con il suo lavoro l’a. offre una terza chiave di lettura, a metà strada tra quelle descritte: da un lato conferma le evidenti motivazioni strategiche che portarono alla conclusione dell’accordo su Trieste; dall’altro presenta l’Italia afflitta in quegli anni da una profonda crisi politica interna. Crisi vissuta anche dalla controparte jugoslava. Ne deriva, quindi, lo spostamento del quadro dell’accordo, non solo in riferimento alla menzionata distensione europea e al piano interno, ma anche alla ricerca della stabilità del quadrante mediterraneo. In sintesi, intrecciando le due dimensioni di domestic and foreign policy, lo studio offre un nuovo quadro interpretativo che indica nell’intesa di Osimo un accordo tra paesi consapevoli della propria debolezza interna e, al contempo, preoccupati per le rispettive situazioni d’instabilità. Il contributo di Benedetto Zaccaria può, infine, costituire anche un utile riferimento per ricerche sui protagonisti politici e diplomatici (dell’una e dell’altra parte dell’Adriatico) delle vicende considerate e per gli studi dedicati agli accordi fra gli Stati nella seconda metà del ’900.


Massimiliano Valente