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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L’idea di mondo musulmano. Una storia intellettuale globale

Cemil Aydin

Torino, Einaudi, 235 p., € 22,00 (ed. or. Cambridge, Ma, Harvard University Press, 2017, traduzione di Francesco Alfonso Leccese) 2018

Esiste un mondo musulmano? La risposta non è scontata per Cemal Aydin, storico della North Carolina University, che ha suscitato un articolato dibattito nella comunità scientifica a partire dall’argomento espresso nell’Introduzione del suo libro, che mette in discussione l’idea di mondo musulmano come entità dalla storia e dal futuro comune contrapposto a un preteso «Occidente». L’a. propone una sua visione di quando e perché si sia prodotta l’illusione dell’unità del mondo musulmano. A metà ’800, prima che l’egemonia europea raggiungesse il suo culmine, i musulmani non avevano mai sognato un’unità politica globale. E qui è il primo punto controverso del libro. L’idea di mondo musulmano si sarebbe prodotta «con la globalizzazione imperiale e la sua concomitante classificazione dell’umanità su una base razziale» e quindi anche dell’islam come gruppo distinto (p. IX). Questo fenomeno di «razzializzazione» dell’islam, portò alla creazione di un sistema religioso e politico unitario alla cui formazione contribuirono sia i musulmani sia i cristiani europei. A partire da quel momento, panislamisti e islamofobi hanno utilizzato l’idea di mondo musulmano per promuovere le loro agende politiche. La narrazione che ne deriva di uno scontro tra Occidente moderno e mondo musulmano è infondata perché basata su interpretazioni mitiche e astoriche dell’uno e dell’altro concetto. Esisterebbe quindi un mondo musulmano immaginato rispetto a un Occidente cristiano. Tra il VII e il XVIII secolo la realtà degli imperi musulmani attesterebbe il fallimento di una solidarietà musulmana globale. Al massimo l’a. concede l’esistenza nelle comunità musulmane disperse su tre continenti di una «comunità di intenti» che condivide nozioni simili di legittimità giuridica e morale, oltre a una pratica religiosa popolare. Gli eventi che hanno coinvolto il mondo globale dopo l’11 settembre hanno solo rafforzato, dice l’a., la convinzione di una unità del mondo musulmano, contraddetta dalle evidenti lotte intestine cui assistiamo fino ad oggi. La lealtà politica dei musulmani era ed è flessibile e non definita necessariamente da un’alleanza panislamica. Altro tema importante del libro che ha animato la discussione è il concetto di razzializzazione dell’islam, di un razzismo a base religiosa, che l’a. rifiuta per uscire da una storia segnata da una logica di scontro di civiltà. Tanto è bastato per produrre una scossa tra gli specialisti in risposta ai quali l’a. ha in parte corretto il suo pensiero sostenendo che, sì, anche prima di metà ’800 concetti come quelli di dar al-harb, dar al-islam e ummah hanno costituito una eredità importante cui si richiamano le moderne narrazioni sul mondo musulmano. Il merito di questo volume, oltre a quello di aver rianimato una discussione sull’idea stessa di mondo musulmano, è quello di aver gettato nuova luce su episodi della storia musulmana la cui interpretazione è data troppo spesso per scontata.


Paola Pizzo