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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L’«Omnibus» di Leo Longanesi. Politica e cultura (aprile 1937-gennaio 1939)

Ivano Granata

Milano, FrancoAngeli, 281 pp., € 30,00 2016

La collana «Studi e ricerche di storia dell’editoria» ospita questo testo che, come chiarito dall’a. nella premessa, si propone lo scopo di verificare – spenta ogni passione polemica – quanto il rotocalco longanesiano abbia incubato realmente germi di antifascismo o, anche solo, di fronda al regime fascista. Il libro riprende e amplia il contributo che Granata aveva presentato in occasione del convegno Tra politica e attualità. L’Omnibus di Leo Longanesi (aprile 1937-gennaio 1939), organizzato a Milano nel 2008. «Omnibus» fu certamente, in tutto e per tutto, una creatura di Longanesi anche se il direttore non vi scrisse neppure una riga, orchestrando sempre da par suo quella che Dino Buzzati ha chiamato «la cucina del giornale» (ossia il lavoro redazionale), tagliando, integrando e correggendo gli articoli che sarebbero comparsi sulla testata. Un capitolo importante del libro è riservato alla vexata quaestio del fascismo di Longanesi al quale, per anni, è stata attribuita una volontà frondista ricavata soprattutto da testimonianze di collaboratori (Benedetti, Pannunzio, Buscaroli), ma anche da giudizi di studiosi (Bergonzini, Scotto di Luzio, Liucci, Cimmino, Teodori) e celebrati colleghi (Montanelli, Scalfari, pure Sciascia). Il volume di Granata fa giustizia di quest’interpretazione riconoscendo al giornalista romagnolo non un orientamento politico frondista ma, al più, un’indole allergica al conformismo di regime, natura, quest’ultima, che finirà per accentuarsi quando Longanesi incontrerà le delusioni per le mancate promesse del fascismo, in linea con il giudizio che del personaggio hanno dato Ajello, Murialdi, Tranfaglia e Vittoria. Anche un esame dettagliato delle pagine della rivista dedicate alla politica interna e a quella estera non danno motivo all’a. per dubitare del fatto che «Omnibus» sia da considerare, a tutti gli effetti, una rivista che è nata e ha prosperato all’ombra del regime fascista. In politica interna il rotocalco ha condiviso interamente le scelte del fascismo fino ad appoggiare la campagna contro gli ebrei con alcuni scritti di Augusto Guerriero (Ricciardetto), il cui antisemitismo è stato portato alla luce da Sandro Gerbi alcuni anni fa. Ugualmente, il capitolo sulla politica estera non mostra che la linea editoriale di «Omnibus» si sia significativamente discostata dalla politica del governo fascista ma, al contrario, evidenzia che le sue pagine rappresentano un sismografo sensibilissimo pronto a registrare ogni minimo cambiamento della politica del regime. Dove invece la rivista ha svolto un’opera, più che di critica al regime, di svecchiamento, è stato in ambito culturale – cinema, teatro e musica – con le rubriche curate da Pannunzio, Savinio e Bruno Barilli, oltre che con il sapiente utilizzo delle fotografie


Andrea Becherucci