SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Polizie speciali. Dal fascismo alla Repubblica

Vittorio Coco

Bari-Roma, Laterza, 2017, XIV-217 pp., € 22,00 2018

Apparso nella collana «Storia e Società», il volume è dedicato ai corpi speciali di polizia creati dal fascismo, fotografati nella loro «genesi» negli ultimi anni dell’Italia liberale fino al crollo del regime, passando per il contrasto a mafia e brigantaggio e per l’intenso lavoro condotto dalla pubblica sicurezza in particolare nelle due isole e poi, tornando verso nord, contro la cosiddetta banda Bedin. Del resto, molti aspetti delle strutture di pubblica sicurezza durante il fascismo, e di alcuni dei servizi speciali attivati o riorganizzati dal regime, sembrano derivare da quanto messo a punto con due innovazioni dell’epoca liberale (1917) come l’Ufficio centrale d’investigazione (Uci) e l’Ufficio centrale per l’abigeato: «Interprovincialità, centralizzazione e modalità operative basate sulla segretezza e sull’uso sistematico di informatori infatti saranno i tratti caratterizzanti non soltanto dell’Ovra, ma anche di organismi […] come gli Ispettorati generali di pubblica sicurezza siciliano e sardo degli anni Trenta» (p. 11). Questo viaggio nelle province italiane – e poi, di ritorno, verso Roma, in una tensione continua fra centro e periferia, fra necessità di controllo centralizzato e di maggiore mobilità delle forze di polizia – è condotto attraverso le vicende di alcuni dei principali dirigenti. Allo stesso modo, al di là delle differenze di competenza fra l’Ovra e gli Ispettorati generali o anche provinciali, e fra repressione del dissenso politico e repressione della criminalità, tutto sembrava diventare, nel fascismo, una questione di intelligence, «in presenza di un organismo di spionaggio organizzato e sistematizzato» (p. 96). Fra cesure e continuità, insomma, la scelta dell’a. di dare tanta rilevanza ai dirigenti che si erano affermati nell’Italia liberale aiuta a mettere a fuoco l’importanza di quelle professionalità che, di per sé, spiegano un pezzetto del complesso tema delle continuità e discontinuità fra Italia liberale e fascismo, e poi verso l’Italia repubblicana. La necessità di conservare alcune professionalità venute a maturazione durante il fascismo, toglie argomenti a qualsiasi tentazione «complottista», spiegando molto della pluralizzazione dei riferimenti e delle fedeltà («doppio Stato», «doppie lealtà»). In un breve Post factum, Coco si sofferma sulle vicende legate al generale Dalla Chiesa negli anni ’70, per sollevare ulteriori interrogativi circa il ruolo dei corpi speciali nel quadro delle attività «ordinarie» di polizia. Insistendo sull’importanza e sulle modalità dell’infiltrazione, e dunque sul peso dei fattori di intelligence nella gestione dell’ordine pubblico e politico nel corso del ’900, l’a. deve porsi continuamente il problema della legalità o della illegalità, o più probabilmente del costante vivere pragmaticamente sul confine delle funzioni di polizia più avanzate. Una prassi «speciale» di polizia che, insomma, di fronte a nemici sempre cangianti e generalmente più «avanzati», poiché più liberi dai lacci del «formale», supera le norme finché le stesse norme non vengono in un secondo momento adattate.


Luigi Vergallo