SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia della storiografia italiana. Un profilo

Giuseppe Galasso

Bari-Roma, Laterza, 258 pp., € 20,00 2018

Il sottotitolo Un profilo posto a corredo del titolo dal sapore classico – Storia della storiografia italiana – non rende immediatamente l’idea dell’ambizioso progetto. In primo luogo perché l’aggettivo «italiana» non rimanda istintivamente, come momento iniziale dell’oggetto di ricerca, alla produzione storiografica nel momento del trapasso dalla civiltà antica a quella medioevale, da cui l’a. inizia invece la narrazione. È necessario dunque segnalare fin dall’inizio che la struttura del volume risente della «forte» personalità di Galasso non solo in riferimento all’ampio arco cronologico trattato, circa quindici secoli dal nascere della civiltà medioevale all’età della globalizzazione, ma per il modo in cui egli articola il suo volume. L’a. alterna infatti piuttosto liberamente e senza alcuna pretesa di sistematicità (un’assenza al contrario orgogliosamente rivendicata come un suo irrinunciabile strumento di metodologia storiografica) l’analisi di concetti e correnti storiografiche – come ad esempio il sorgere della storiografia umanistica all’inizio dell’età moderna – con la valutazione di percorsi biografici e delle relazioni tra storici e politica o di particolari iniziative culturali come le varie storie d’Italia che sono state pubblicate dopo il 1945. Inoltre, malgrado l’asserita volontà di trattare in «Un profilo» vasto ma sintetico, la produzione storiografica italiana durante quindici secoli di storia, gli interessi di Galasso finiscono per orientarsi in modo preponderante nei confronti della storiografia relativa all’età contemporanea (XIX-XXI secolo). Circa metà del volume è infatti dedicata alla produzione storiografica novecentesca italiana, verso la quale Galasso, coerente con la sua formazione crociana e storicista, dimostra una passionalità vivace per il suo presente che non gli impedisce tuttavia di valutare con obiettività anche il «buono» e le ragioni delle storiografie a lui meno congeniali, come quella marxista o gramsciana, come egli preferi- sce chiamarla, almeno rispetto all’Italia. Molto spazio, in questa seconda parte del volume dedicato alla storiografia contem- poranea, è dato ai più importanti storici italiani del XX secolo: Croce, Volpe, Chabod, Venturi, Romeo, De Felice. Questa storia della storiografia italiana di Galasso si pone come obiettivo quello di enucleare una tradizione storiografica italiana, sottolineando il posto centrale che in essa ha positivamente svolto il tema dell’idea di nazione. Nella parte conclusiva del volume, l’a. osserva malinconicamente come l’affrettata identificazione degli storici di orienta- mento marxista-gramsciano tra nazionalismo – ovviamente condannato da Galasso – e nazione abbia influito non positivamente sia sulla storiografia italiana che sul tessuto cul- turale e civile della società italiana. Tale mancanza di sensibilità per le origini storiche delle comunità nazionali avrebbe, a suo avviso, contribuito ad alimentare quel disinteresse per il passato così caratteristico dei nostri tempi, al quale l’a. contrappone la sua incrollabile fede nell’utilità della storia.


Davide Grippa