SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Tra Oriente e Occidente. Stasys Šalkauskis e la sua idea di Lituania

Andrea Griffante

Trieste, Beit, 139 pp., € 20,00 2016

Il lavoro di Andrea Griffante, incentrato sugli scritti del filosofo Stasys Šalkauskis, offre un importante contributo alla conoscenza del pensiero politico in Lituania agli inizi del XX secolo. Chiave interpretativa della storia della paese baltico per Šalkauskis era la dimensione spaziale che seppur variata nei secoli con il mutare degli assetti politici, dall’età dell’oro dei ducati medioevali alla denazionalizzazione della Rzeczpospolita polacco-lituana, era sempre stata punto di raccordo e trasformazione tra la civilisation gréco-russe e il mondo polacco e tedesco. Le riflessioni di Šalkauskis, volte ad offrire «una nuova visione della storia lituana da cui potesse emergere un modello alternativo di nazione considerata nella sua veste di individualità» (p. 17), ebbero piena formulazione nel suo Sur les Confins de deux Mondes. Nazionalità per il filosofo lituano era individualità collettiva, l’insieme di persone dotate di personalità ma accomunate dai caratteri propri della nazionalità. Una dimensione collettiva in cui l’individuo non veniva annullato e non perdeva la sua autonomia, ma partecipava attivamente alla vita dei due sottogruppi che componevano la nazione, il popolo e gli intellettuali portatori entrambi di una propria cultura e che contribuivano in ugual modo all’esistenza della nazione come entità culturale e storica. Una nazionalità contrassegnata oltre che dalla cultura, dalla purezza della «razza» con caratteri fisici particolari e caratteristiche psicologiche proprie; dalla lingua, su cui Šalkauskis non si soffermava per non pregiudicare l’unione dei diversi territori rivendicati alla futura Lituania; dalla moralità, che in epoca pagana era già pienamente cristiana e che pertanto caratterizzava fortemente il cattolicesimo lituano rispetto a quello dei paesi vicini. Una non identificazione morale/religione cattolica che nel filosofo lituano non va intesa come negazione del legame con la Chiesa di Roma, ma come rifiuto di quel processo di sottomissione politica e di assimilazione con cui il cristianesimo era stato imposto dai cavalieri teutonici e dai polacchi in età medioevale. La Lituania nata dal conflitto mondiale, ridimensionata rispetto alle attese, violata dagli eserciti polacco e bolscevico, caratterizzata etnicamente dalla presenza di minoranze diverse, avrebbe posto l’intellettuale lituano dinanzi alla necessità di una nuova riflessione sull’organizzazione della vita dello Stato e la creazione di una ideologia nazionale necessarie alla sua esistenza. Il discorso šalkauskiano assumeva così un indirizzo pratico-applicativo in cui grande spazio aveva la civilisation nationale ripartita su tre livelli: famiglia, Stato, Chiesa. Oggetto di censure negli anni sovietici per il carattere nazionale dei suoi scritti, con la rinascita della Repubblica lituana Šalkauskis è stato riscoperto ma nuove critiche gli sono state mosse dai fautori di una visione più ampiamente europea, globalizzante. Interessante il capitolo conclusivo in cui l’a. collega il pensiero del filosofo ai nodi e alle chiavi interpretative emerse nella storiografia lituana della Lituania dopo l’Urss.


Rita Tolomeo