Michel de Certeau: praticare la pluralità
Giornata di studi
Giornata di studi
Convegno "LUIGI LUZZATTI E LA GRANDE GUERRA".
MARTEDI' 19 E MERCOLEDI' 20 MAGGIO, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Sede di Palazzo Franchetti, Campo Santo Stefano, Venezia
In occasione della commemorazione dello scoppio della prima guerra mondiale e, parallelamente, in occasione del centenario dell’intervento dell’Italia nel conflitto, in questi mesi vengono organizzate e promosse iniziative per lo più incentrate sull’analisi delle relazioni diplomatiche e politiche internazionali, sull’impatto che ha avuto la guerra sulla società civile, sulle modalità attraverso le quali la memoria collettiva rielabora la tragedia della guerra. Poca o nessuna attenzione viene riservata all’esame dei rapporti economici e soprattutto dei progetti di investimento (realizzatisi o meno) che, a cavallo dello scoppio della guerra, si attivarono tra l'Italia e i paesi dell’Europa sud-orientale. Questi ultimi, peraltro, erano da tempo oggetto di interesse da parte di forze imprenditoriali e istituti finanziari italiani come aree di espansione economica. Personaggi come Otto Joel, Giuseppe Volpi, Rolando Ricci e altri guardarono all’ottenimento di appalti per la costruzione di porti e ferrovie e di concessioni minerarie in Montenegro, Albania, Turchia. Le regioni della fascia adriatica della Penisola mostrarono un particolare interesse verso investimenti produttivi e finanziari, nonché nell’espansione dei collegamenti ferroviari verso l’area orientale del continente europeo.
Iniziative del genere e altre ancora furono il segnale di una volontà delle forze economiche e imprenditoriali più attive dell’Italia adriatica (Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo, Puglia) di stabilire un controllo di tipo imperialistico sulle economie dei paesi balcanici, entrando in diretta concorrenza con i loro omologhi austriaci e tedeschi. La guerra mondiale fu un’occasione anche per provare a immaginare un’estensione degli interessi produttivi e finanziari di questi soggetti nei territori dell’Europa sud-orientale. Tali progetti nella maggior parte dei casi non riuscirono a trovare un riscontro e tuttavia sono la cartina di tornasole di uno slancio imperialistico, benché abortito, da parte delle regioni adriatiche verso le aree sopra citate.
Tutta la storia del Piemonte e di Torino è caratterizzata da dinamiche europee e internazionali. Obiettivo del convegno è presentare le organizzazioni internazionali che hanno sede in Piemonte, con le quali il Consiglio regionale collabora stabilmente al fine di valorizzarne la presenza sul territorio e creare opportunità di sviluppo e di crescita a livello locale. Il convegno trae spunto dal volume a cura di Dora Marucco e Cristina Accornero, Torino città internazionale, Storia di una vocazione europea, Donzelli editore 2012. Per gli iscritti all’Ordine dei Giornalisti la partecipazione al convegno è valida per l’acquisizione di 4 crediti formativi con iscrizione online sulla piattaforma Sigef.
Il Convegno, organizzato dal GRID, Gruppo di ricerca sulle idee politiche, del Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino, vuole tentare di focalizzare alcuni momenti e figure della vita e del dibattito politico in Italia, nel dodicennio che precede l’esplosione del 1968, o, più correttamente, del 1968/69: la contestazione studentesca ed operaia, cerniera verso gli anni Settanta, un decennio contraddittorio, che da una parte raccolse la migliore eredità politica delle lotte, traducendola in iniziative di legge, di fondamentale importanza (dal nuovo diritto di famiglia allo Statuto dei lavoratori…), ma dall’altra lasciò crescere velleità eversive, o generò una feroce reazione neofascista, che recarono danno all’intera democrazia italiana. Il Convegno mira a mettere in evidenza, nella continuità delle diverse culture politiche, gli elementi di discontinuità, le incrinature, i dissensi, le eterodossie, le polemiche: insomma, tutto ciò che in qualche modo, può essere considerato un dato “preparatorio” del sommovimento di fine decennio. Sono previste quattro sessioni, dedicate ai quattro principali filoni: quello cattolico, quello socialista, quello comunista, quello laico. Per ciascuna sessione è prevista una Relazione introduttiva a carattere generale su quella determinata cultura politica e alcune comunicazioni di approfondimento su singoli aspetti e questioni.
La formazione delle nazioni moderne e i grandi conflitti del XIX secolo sono al centro di importanti riflessioni storiografiche internazionali. Le sole vicende regionali sono considerate, per molti aspetti, insufficienti per la comprensione dello sviluppo di stati nazionali, di moderni movimenti politici e sistemi sociali. In questa prospettiva l’implosione del sistema imperiale borbonico è uno dei casi più interessanti, perché consente il confronto con la crisi di un grande sistema imperiale e il lungo processo di consolidamento di oltre una ventina di nuovi stati nazionali.
L’impero riformato da Carlo III fu uno dei luoghi di sperimentazione di fenomeni che portarono alla formazione del mondo moderno: rivoluzioni e controrivoluzioni, guerre internazionali e conflitti civili, crisi di vecchi stati e fondazione di nuove nazioni. Utilizzando questo paradigma, il Risorgimento, la creazione dei nuovi stati americani o la modernizzazione della vecchia Spagna imperiale sono un terreno di studio perfetto per comprendere interconnessioni e interdipendenze, somiglianze e differenze tra spazi e mondi a volte geograficamente distanti, ma anche per aprire un confronto con alcuni dei migliori risultati della recente storiografia internazionale sulle rivoluzioni di indipendenza, le guerre civili, i nazionalismi, la formazione degli stati moderni.
Il paradigma della guerra, internazionale o civile, si presta allo sviluppo di una prospettiva che analizza in un contesto comune la crisi della monarchia e lo sviluppo degli stati nazionali. Il problema del conflitto è funzionale a disegnare una comparazione all’interno dello spazio borbonico e dei suoi eredi, attraverso alcuni punti cruciali: il crollo di antiche istituzioni e i cambi di regime, la formazione dei tradizioni politiche e la diffusione delle ideologie, il problema delle guerre civili e dei conflitti internazionali, la costruzione di reti culturali e la circolazioni di uomini o idee, la costruzione di edifici nazionali e di memorie legittimanti.
Attraverso la lente del conflitto e delle sue articolazioni è possibile spostare il problema dal contesto a quello più ampio delle monarchie borboniche e dei nuovi stati che ne furono eredi, ridefinendo anche l’utilizzo di concetti come quello di rivoluzione e controrivoluzione, concentrandosi invece sulla trasformazione di regni ed altri territori, in nuovi stati indipendenti o in nazioni costituzionali monarchiche attraverso la contrapposizione tra progetti nazionali opposti.
PROGRAMMA
Mercoledì 27 Maggio
PRESENTAZIONE CONVEGNO
ore 9,30
ore 9,30 | PRESENTAZIONE CONVEGNO
BIBLIOTECA FONDAZIONE SIOTTO · VIA MARCONI, 10
ALDO ACCARDO
Università degli Studi di Cagliari,
Fondazione Memoriale Garibaldi
CARMINE PINTO
Università degli Studi di Salerno,
Fondazione Memoriale Garibaldi
SALUTI
FRANCESCO ATZENI
Direttore Dipartimento Storia Beni Culturali e Territorio – Università di Cagliari
MARIO BRUNO
Sindaco di Alghero
ASSUNTA TROVA
Responsabile gruppo di ricerca, progetto Legge regionale n. 7/2007
ore 10,15 | PRIMA SESSIONE · FONDAZIONE SIOTTO
GUERRA E RIVOLUZIONE
• Aurelio Musi · Università di Salerno
Il concetto di “sistema imperiale” e la sua applicabilità alla rappresentazione del sistema borbonico
• Pedro Rújula Lopez · Universidad de Zaragoza
La monarquía en el ojo del huracán: realismo, liberalismo y guerra civil (1820-1849)
• Tomas Pérez Vejo · Escuela Nacional de Antropología e Historia
Independencia, revolución y guerras civiles: el difícil problema de la legimitad en la crisis del orden imperial novohispano
• José Moya · Columbia University
El impacto de la guerra en la construcción de estados-naciones en América Latina
Discussant Franco Benigno · Università di Teramo
ore 15,30 | SECONDA SESSIONE · FONDAZIONE SIOTTO
GUERRA E NAZIONE
• Alan Knight · University of Oxford
Guerra y proyecto nacional en México (1830-1880)
• Jordi Canal · École des Hautes Études en Sciences Sociales
Guerra civil y construcción del Estado-nación: el caso de España
• Carmine Pinto · Università di Salerno
Guerre civili e progetti nazionali nel Mezzogiorno italiano (1820-1874)
• Cesar Torres Del Rio · Pontificia Universidad Javeriana
Modernidad, guerras civiles y proyectos nacionales. Colombia 1850-1903
Discussant Raffaele Romanelli · Università di Roma La Sapienza
Giovedì 28 Maggio
ore 9,30 | TERZA SESSIONE · FONDAZIONE SIOTTO
LA SARDEGNA E LA FORMAZIONE DELL’ITALIA UNITÀ
• Francesco Atzeni · Università di Cagliari
Stampa e dibattito politico (1848-1961)
• Aldo Accardo · Università di Cagliari
Gli intellettuali sardi nel decennio di preparazione
• Giampaolo Salice · Università di Cagliari
Riformismo statale e costruzione di una élite nella Sardegna sabauda
• Giuseppe Zichi · Università di Sassari
La Chiesa nel periodo unitario
Discussant Antonello Mattone · Università di Sassari
ore 11,30 | QUARTA SESSIONE · FONDAZIONE SIOTTO
GUERRA E MODERNITÀ
• Massimo De Giuseppe · Università IULM
Entre guerra revolucionaria y guerra mundial. Liberales, socialistas, católicos entre México y el mundo
• Alfonso Botti · Università di Modena e Reggio Emilia
Chiesa e cattolici in Spagna di fronte alla Grande guerra (1914-1918)
• Eduardo González Calleja · Universidad Jan Carlos III
España e Italia en el siglo XIX: percepciones mutuas, mitos políticos alternativos
Discussant Salvatore Lupo · Università di Palermo
ore 15,30 | DISCUSSIONE CONCLUSIVA
Partecipa:
Andrea Graziosi · ANVUR
Coordina:
Hilda Iparraguirre Locicero · Escuela Nacional de Antropología e Historia
SEGRETERIA
Alessandro Bonvini
Corrado Nieddu
PROGETTAZIONE GRAFICA
Marta Viscido
COME RAGGIUNGERE I LUOGHI DEL CONVEGNO:
Museo Casa Manno
Via Santa Barbara, Alghero (SS)
+39 392 1699610
a) BUS ogni ora (.00’)
Fertilia Aeroporto (AHO)-capolinea Alghero Porta Terra
A PIEDI, dal capolinea: imboccare via Sassari, svoltare verso p.zza Porta Terra, imboccare via Roma e percorrerla fino a via Camillo Benso Conte di Cavour, superare p.zza Duomo e svoltare per via Santa Barbara
oppure
b) Raggiungere p.zza Duomo e imboccare via Santa Barbara
Colloque international, du 4 juin à 14h au 6 juin, 13h. Amphi 3 (4 & 5 juin, salle des conférences le 6 juin).
Faculté Victor-Segalen
Il Consiglio Europeo di Milano del giugno 1985 ha rappresentato un momento di svolta nel processo di integrazione europea. Atto conclusivo del semestre di presidenza italiano, il consiglio si caratterizzò per l’iniziativa presa dal Presidente del Consiglio Craxi e dal ministro degli Affari Esteri Andreotti di porre in votazione a maggioranza la convocazione di una conferenza intergovernativa (CIG) che avrebbe avuto il compito di riformare i trattati di Roma.
Si trattò di una presa di posizione decisa che interrompeva la tradizione inaugurata con il “compromesso del Lussemburgo” del 1966, in base al quale le decisioni più importanti in ambito comunitario venivano prese all’unanimità, e che pose in netta contrapposizione la delegazione italiana a quella britannica guidata da Margaret Thatcher.
La conferenza intergovernativa di Lussemburgo condusse alla redazione dell’Atto Unico Europeo, un trattato che il Presidente della Commissione Jacques Delors considerò fondamentale nel processo che si sarebbe espresso nella creazione del “grande mercato unico” o “Unione Economica e Monetaria” (UEM). E’ singolare che il governo italiano si mostrasse critico nei confronti del testo dell’Atto Unico Europeo, considerato una soluzione di compromesso “al ribasso”.
In realtà le vicende connesse al Consiglio Europeo di Milano e alla redazione dell’Atto Unico vanno inserite nel quadro più ampio dell’ennesimo “rilancio dell’integrazione”, che a partire dal vertice europeo di Fontainebleau del giugno 1984, con il consolidarsi di un fronte franco-tedesco, avrebbe trovato la sua conclusione con il trattato di Maastricht e la nascita dell’UE e dell’UEM.
Il convegno mira ad avviare una riflessione che andando oltre la ricostruzione del Consiglio Europeo di Milano del giugno 1985 faccia il punto sul ruolo dell’Italia nella costruzione europea tra la metà degli anni ’80 e la firma del trattato di Maastricht. La tavola rotonda conclusiva, sposterà il dibattito sull’attualità.
.
Al tornante tra ‘700 e ‘800 si assistette nel continente europeo a una più decisa territorializzazione della sovranità e a un contemporaneo irrigidimento dei confini statali.
Ma lo stato moderno fu davvero l’unico protagonista di questo processo? E la spazialità dell’Europa dell’Ottocento può essere semplicemente interpretata lungo le coordinate tracciate dalle nuove linee confinarie?
Il convegno si propone di dare risposta a queste domande analizzando per un verso i veri e propri processi di confinazione dell’epoca, per un altro, i borderlands europei, intesi come regioni trans-statali, che in modi diversi interagirono con i nuovi confini.
Attraverso un confronto internazionale tra storici, antropologi e geografi, il convegno mira a promuovere un dialogo tra storiografia e border studies, sulla base di un ripensamento della categoria dello spazio.
Covegno internazionale organizzato dalla CRUI e dall'Università di Pavia