L’occasione del ’56. Alla ricerca del socialismo
Si presenta il volume di Antonio Giolitti e Luigi L'occasione del '56. Alla ricerca del socialismo, Aldo Agosti e Marco Brunazzi ne parlano con il curatore Andrea Ricciardi
Si presenta il volume di Antonio Giolitti e Luigi L'occasione del '56. Alla ricerca del socialismo, Aldo Agosti e Marco Brunazzi ne parlano con il curatore Andrea Ricciardi
Martedì 17 ottobre 2017, alle ore 17.00, presso la
Biblioteca di storia moderna e contemporanea
(Palazzo Mattei di Giove - Via Michelangelo Caetani 32, Roma), sarà presentato il volume
La mafia dimenticata. La criminalità organizzata in
Sicilia dall’Unità d’Italia ai primi del Novecento. Le inchieste, i processi. Un documento storico
di Umberto Santino, Melampo, 2017. Intervengono:
Franca Imbergamo, Antonio La Spina, Piergiorgio Morosini. Coordina: Enzo Ciconte.
Sarà presente l’autore.
In queste pagine si incontrano boss che raccontano guerre di mafia, donne e familiari di vittime che chiedono giustizia, politici e aristocratici che testimoniano a difesa dei mafiosi, dando un'immagine della genesi della mafia finora in larga parte inedita o non adeguatamente rappresentata. Qui si pubblicano per la prima volta integralmente i rapporti redatti tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento dal questore di Palermo Ermanno Sangiorgi, che tracciò un profilo della mafia che somiglia molto a quello che sarebbe emerso novant'anni dopo con le rivelazioni dei collaboratori di giustizia: un'associazione strutturata, con capi, gregari e un vasto sistema di relazioni. Ne emerge un quadro completo della criminalità organizzata dall'Unità d'Italia ai primi del Novecento, del contesto in cui si svolgevano il lavoro investigativo e i processi e in cui maturavano le prime lotte sociali, tra l'accavallarsi dei delitti e l'intrecciarsi delle complicità, anche all'interno delle istituzioni.
Eppure per decenni l'esistenza stessa della mafia in Sicilia venne negata e quei preziosi documenti
furono dimenticati a lungo negli archivi di Stato. Nel libro, oltre alle relazioni del questore Sangiorgi, con gli allegati, viene pubblicato un documento che si riteneva introvabile: la "bolla di
componenda" con cui la Chiesa cattolica condonava i reati dietro versamento di una somma di
denaro.
I tre presidenti di cui Adam Smulevich racconta le vicende avevano in comune l'origine ebraica: Raffaele Jaffe, l’uomo che regalò a Casale un incredibile scudetto alla vigilia della Grande Guerra; Giorgio Ascarelli, il fondatore del Napoli in una stagione contraddistinta da tante felici intuizioni; Renato Sacerdoti, il presidente che per primo fece assaporare ai tifosi della Roma il sogno tricolore. Tre protagonisti del nostro calcio, oggi quasi del tutto dimenticati. Ascarelli era già morto da tempo quando le leggi razziali entrarono in vigore ma ciò non gli evitò una feroce ritorsione postuma. Jaffe e Sacerdoti, pur convertiti al cristianesimo da tempo, furono messi ai margini della società. Il preludio a quello che sarebbe successo di lì a poco. Il fascistissimo Sacerdoti, in clandestinità, riuscì a scamparla. Jaffe invece, arrestato da militi in camicia nera, terminò la sua vita ad Auschwitz. Questo libro vuole ricostruire le loro storie, non accontentandosi di ripercorrere cronologicamente fatti e situazioni. È uno sguardo d’insieme a una stagione di scelte e responsabilità, in ogni senso. Perché l’orrenda pagina del pregiudizio e della violenza fascista riguarda un po’ tutti. Rileggerla attraverso lo sport, linguaggio universale per eccellenza, può forse aiutare a fare chiarezza. E al tempo stesso contribuire ad aprire nuove strade, a rafforzare la sfida di una memoria realmente consapevole.
Il libro verrà presentato da Giovanni Gozzini, David Guetta, Ruben Lopes Pegna, Mario Tenerani, coordinamento di Valentino Baldacci.
Presentazione del volume di Marco Bresciani, Quale antifascismo. Storia di Giustizia e Libertà. Intervangono Antonio Bechelloni, Filippo Focardi, Wlodek Goldkorn, Simone Neri Serneri
Martedì 24 ottobre 2017, alle ore 17.00, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea
(Palazzo Mattei di Giove - Via Michelangelo Caetani 32, Roma), saranno presentati i volumi
Collaborazionismo e Gerarchie sindacali, di Ubaldo
Formentini, con postfazioni di Paolo Tirelli, Edizioni di Storia e Letteratura. Ne parlano con il curatore:
Paolo Di Paolo, Francesco Perfetti.
Nell’ampia pubblicistica politica del lunigianese e spezzino di adozione Ubaldo Formentini (articoli e saggi
sulla stampa socialista locale e regionale e, specie fra il 1911 e il 1920, sul settimanale di Gaetano Salvemini
“L’Unità”), insieme agli altri testi comparsi nei primi periodici di Piero Gobetti (“Energie nove” e “Rivoluzione liberale”), Collaborazionismo e Gerarchie sindacali, titoli editi su iniziativa dello stesso giovanissimo intellettuale torinese, rivelano una loro specificità.
Collaborazionismo (settembre 1922) perché, almeno in parte, non cela fini teoretici sulla crisi della
sovranità dei principali istituti di diritto pubblico, crisi maturata durante la grande guerra e subito dopo la sua conclusione e innescata dal potere crescente di nuovi soggetti collettivi (funzionari ministeriali, burocrazie
sindacali, organizzazioni padronali e organizzazioni della classe lavora-trice). Ma Formentini non vi omette
anche una spigolosa critica, di matrice liberista, a cooperative e sindacati socialisti riformisti.
Gerarchie sindacali (gennaio-aprile 1923) perché, malgrado le diverse dichiarazioni dell’autore, svela non poca sostanza politica lì dove il testo risulta scritto dopo le «esperienze iniziali del governo fascista», dove riconosce un «rapporto di discendenza fra il socialismo e il fascismo», dove sottolinea l’attenzione che socialismo e fascismo hanno avuto e hanno per l’organizzazione sindacale, che coinvolge grandi masse. Per il fascismo al potere, poi, il principio gerarchico, che connota il sindacalismo nazionale, rappresenta una stabilizzazione certa del regime.
Ubaldo Formentini (1880-1958) è stato uno storico, archeologo, politico e intellettuale italiano. Laureato in
giurisprudenza all'Università di Pisa nel 1902, con una tesi sulla tutela del patrimonio artistico, nello stesso anno si iscrisse al Partito socialista, iniziando un'attività giornalistica nel settimanale socialista spezzino «Libera parola» (1903-1921), di cui fu redattore e poi fino al 1909 direttore. Dal 1912 aveva iniziato a collaborare con Gaetano Salvemini, scrivendo di politica internazionale su «L'Unità» e aderendo dopo la guerra alla Lega democratica. Dal 1919 iniziò a collaborare con Piero Gobetti, scrivendo su «Energie nove» (1919) e «La rivoluzione liberale» (1922-1923). Nel 1923, fu nominato direttore della Biblioteca civica e del Museo della Spezia, carica che conservò fino alla morte. Il Museo
civico è stato poi intitolato al suo nome. Si dedicò quindi agli studi di archeologia, storia e storia dell'arte della Liguria e della Lunigiana, cui riservò numerose pubblicazioni. Nel 1929 conseguì la libera docenza in Storia medievale e moderna; presso l'Università di Genova tenne per incarico, per qualche anno, l'insegnamento di Storia dell'arte.
Mercoledì 25 ottobre 2017, alle ore 17.00, presso la
Biblioteca di storia moderna e contemporanea
(Palazzo Mattei di Giove - Via Michelangelo Caetani 32, Roma), sarà presentato il volume
La più grossa fabbrica di Roma. Dirigenti, tecnici e
operaie alla Voxson, di Giovanni Pietrangeli, Edizioni Ca’ Foscari, 2017.
Intervengono: Alessandro Casellato, Michele Colucci
Coordina: Vittorio Vidotto
Sarà presente l’autore.
Attraverso le voci di ex dipendenti, dirigenti e sindacalisti, la storia della fabbrica di radio e tv
Voxson di Roma diventa un osservatorio per mettere a fuoco la parabola dell’elettronica italiana del Secondo dopoguerra. Dalla crescita del ‘miracolo economico’ fino al declino degli anni Settanta, quella dell’elettronica civile è una storia di trasformazioni produttive e manageriali, di lotte sindacali e sociali, in un contesto di innovazione tecnologica che ha influito profondamente sugli assetti e le gerarchie internazionali del mercato.
Giovanni Pietrangeli è ricercatore indipendente. Lavora come consulente free lance per la valorizzazione del patrimonio culturale delle imprese. Dopo la laurea in Storia contemporanea alla Sapienza Università di Roma, ha conseguito il dottorato di ricerca presso la Scuola superiore di studi storici, geografici e antropologici del Veneto. I suoi principali campi di ricerca sono orientati alla storia economica e del territorio.
Presentazione del volume di
Matteo Morandi,
Alfredo Puerari e il Cremonese 1715.
Un caso di educazione al patrimonio culturale
Cremona, Edizioni Museo del Violino, 2017
Seminario di discussione del volume di Bruno Settis
Fordismi. Storia politica della produzione di massa (Il Mulino, 2016).
Ne discutono con l'autore Maria Luisa Righi (Fondazione Gramsci Onlus), Alessio Gagliardi (Università di Bologna) e Luigi Cavallaro (consigliere della Sezione Lavoro della Corte di Cassazione).
Coordina Marco di Maggio (Università Sapienza di Roma)
Organizzato da Historia Magistra - Rivista di storia critica
Presentazione del volume:
Discourses and Counter-discourses on Europe. From the Enlightenment to the EU, edited by Manuela Ceretta and Barbara Curli, Routledge 2017.
Ne discutono David Ellwood e Peppino Ortoleva.
Modera Roberto Marchionatti.
Saranno presenti gli autori e le curatrici.
Martedì 7 novembre 2017, alle ore 17.00, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove - Via Michelangelo Caetani 32, Roma), sarà presentato il volume Mafie del mio stivale. Storia
delle organizzazioni criminali italiane e straniere nel nostro Paese di Enzo Ciconte, Manni, 2017. Saluti:
Patrizia Rusciani. Ne parla con l’autore:
Giuseppe Pignatone.
Cos'è la mafia, come e quando è nata, come si è sviluppata, come è cambiata, quali sono i suoi legami con il potere, con la politica, con le istituzioni, con l'imprenditoria? Enzo Ciconte ricostruisce la storia delle organizzazioni criminali: cosa nostra, 'ndrangheta,
camorra, sacra corona unita e anche quelle di origine straniera (cinese, albanese, nigeriana, colombiana, bulgara, romena e altre) da anni attive e stanziali in Italia. Partendo dalle origini, che si possono far risalire agli inizi dell'Ottocento, passando dal momento cruciale dell'Unità d'Italia e del fascismo, per arrivare alla Repubblica e alle connessioni sempre vive tra politica e cupole: quella delle mafie non è soltanto una storia criminale, ma sostanzialmente una storia del potere. Con linguaggio divulgativo e narrazione avvincente Enzo Ciconte ci consegna un saggio fondamentale e necessario per comprendere il fenomeno mafioso in tutte le sue articolazioni. Un libro che è anche un manuale di resistenza civile, un invito alle giovani generazioni perché dalla conoscenza possa nascere
un futuro di riscatto.