Presentazione dell’Archivio Storico di Mediobanca “Vincenzo Maranghi”
Si segnala la presentazione dell'Archivio Storico di Mediobanca "Vincenzo Maranghi", che si svolgerà a Milano il 7 novembre p.v.
Si segnala la presentazione dell'Archivio Storico di Mediobanca "Vincenzo Maranghi", che si svolgerà a Milano il 7 novembre p.v.
Presentazione del volume
Il “modello emiliano” nella storia d’Italia. Tra culture politiche e pratiche di governo locale
BraDypUS Editore, Bologna
Presiede Giovanni Solinas
Presenta il volume Andrea Giuntini
Commenti del curatore Carlo De Maria e degli autori presenti
Sono previsti interventi di
Andrea Landi
Franco Mosconi
Gian Carlo Muzzarelli
Testi di: Carlo De Maria, Alberto Ferraboschi, Fabio Montella, Oscar Gaspari, Emanuele Bernardi, Sebastiano Giordani, Vanni Bulgarelli, Matteo Troilo, Eloisa Betti, Tito Menzani, Alberto Rinaldi, Antonio Senta, Sante Cruciani
Venerdì 7 novembre 2014, alle ore 17.00, verrà presentato il volume Imre Nagy, un ungherese comunista. Vita e martirio di un leader dell’ottobre 1956 di Romano Pietrosanti (Le Monnier, 2014).
Intervengono: Antonio Carioti, Damir Grubiša, Paolo Mattera. Coordina: Lauro Rossi.
Si tratta della prima biografia italiana di Imre Nagy, primo ministro della rivoluzione ungherese dell\'ottobre 1956. Dopo l\'adesione al comunismo nel 1917, visse l\'attivismo nel partito, l\'esilio a Mosca, il ritorno in patria nel dopoguerra e gli incarichi governativi, fino a divenire capo del governo nel giugno del 1953. Il nuovo corso riformista da lui inugurato fu contrastato e interrotto nella primavera del 1955 e Nagy si ritrovò all\'opposizione. L\'esplosione rivoluzionaria del 23 ottobre 1956 lo riportò al governo, ma si concluse tragicamente con l\'invasione sovietica il 4 novembre successivo, la sua incarcerazione ed esecuzione il 16 giugno 1958. La riabilitazione di Nagy, il
16 giugno 1989, ha segnato la nascita della nuova Ungheria. Il libro dà conto degli importanti rapporti tra Nagy e il PCI, guidato da Togliatti
Per informazioni: Biblioteca di storia moderna e contemporanea, e-mail b-stmo.info@beniculturali.it
Lunedì 10 novembre 2014 ore 9 | Brescia - Chiesa di San Giorgio, Piazzetta San Giorgio - Via Gasparo da Salò
Fondazione Isec vi invita al convegno che si terrà a Brescia (Chiesa di San Giorgio, Piazzetta San Giorgio - Via Gasparo da Salò) lunedì 10 novembre dalle 9 alle 18, organizzato da Fondazione Luigi Micheletti in collaborazione con il Politecnico di Milano, il Musil - Museo dell\'industria e del lavoro di Brescia, Fondazione AEM (Gruppo A2A), A.S.S.T.I. (Associazione per la Storia della scienza e della tecnica in Italia nell\'età dell\'industrializzazione), Fondazione ISEC (Istituto per la Storia dell\'Età Contemporanea), l\'Istituto Lombardo di Storia Contemporanea e l\'A.I.C.I. (Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane).
La Grande Guerra fu il conflitto più devastante fino allora conosciuto dall’umanità anche perché i mezzi messi a disposizione delle forze belligeranti ebbero una potenza mai prima raggiunta. E ciò per il nesso sempre più stretto che nel corso del secolo precedente si era creato fra scienza, tecnica e industria. Negli oltre quattro anni del conflitto gli ambienti tecnico-scientifici furono ampiamente mobilitati nei diversi Paesi, con esiti di vario ordine, destinati a far sentire i loro effetti anche a molta distanza di tempo. Partendo da queste premesse, il convegno intende approfondire: i modi in cui avvenne la mobilitazione delle diverse categorie di tecnici e di scienziati in Italia; gli specifici problemi che le diverse categorie di esperti, e le istituzioni in cui operavano, si trovarono ad affrontare durante gli anni del conflitto; le forme di integrazione che, per impulso degli organi politici e militari, furono realizzate dagli ambienti tecnico-scientifici fra di loro e con i settori produttivi maggiormente sollecitati dalle esigenze della guerra; l’impegno e gli atteggiamenti che singole personalità, particolarmente rappresentative in campo scientifico e tecnico, tennero nei confronti del conflitto e dei problemi che questo pose al centro del dibattito pubblico.
Interverranno: Valerio Castronovo, Carlo Lacaita, Giovanni Paoloni, Paolo Bagnoli, Michela Minesso, Emilio Chirone, Giovanni Battimelli, Barbara Bracco, Luigi Cerruti, Luigi Pepe, Vittorio Marchis, Andrea Silvestri, Stefano Morosini, Nicoletta Nicolini, Marcello Zane, Fabrizio Trisoglio, Amilcare Mantegazza, Giorgio De Vecchi.
Confermare la presenza scrivendo a micheletti@fondazionemicheletti.it
Programma
Nel 1994 usciva la prima edizione in lingua inglese de Il lungo XX secolo, forse l’opera più conosciuta e importante di Giovanni Arrighi. Intellettuale militante, lasciò l’Italia alla fine degli anni Settanta, andando a raggiungere Immanuel Wallerstein negli Stati Uniti dove rimase fino alla recente scomparsa. Qui il suo impegno accademico venne prima assorbito dal Centro Fernand Braudel della University of New York Bighamton, da cui l’attenzione alla prospettiva globale e alle lunghe periodizzazioni nell’analisi del capitalismo, che rimangono i punti cardinali della bussola storiografica disegnata dalla bibliografia arrighiana, poi dalla John Hopkins University di Baltimora.
Il lungo XX secolo, nonostante l’ampiezza e la lucidità della riflessione, la scorrevolezza del testo (con ogni probabilità favorita dall’originale stesura in inglese) a dispetto della complessità dei temi trattati, ha goduto di una fortuna relativa, non solo nell’ambito accademico.
A distanza di venti anni, ci sembra dunque importante rimettere al giusto posto questo libro, non tanto dedicandogli un banale omaggio elegiaco, ma rimetterlo al centro della riflessione, riprenderne i contenuti per proporre e diffondere letture critiche. Intendiamo misurare l’interpretazione di Arrighi sulle evoluzioni cicliche del sistema capitalista di accumulazione, produzione e finanziarizzazione con i recentissimi sviluppi dell’economia mondiale, godendo del discutibile privilegio di aver visto nella crisi degli ultimi 8 anni l’erosione di pezzi del sistema di libero mercato.
In questa proposta di percorso, non possiamo non partire da una valutazione sulla riflessione centrale de Il lungo XX secolo: possiamo giudicare ancora valida l’interpretazione su questo ultimo ciclo di storia del capitalismo, che rilegge la formula marxista D-M-D’ come D-D’, con i tre momenti dell’accumulazione, della traduzione in fattori produttivi “reali” e della messa in circolo nella forma del commercio, contratti ad un processo di creazione autoreferenziale di profitto attraverso la vendita di moneta? La crisi che il regime finanziario mondiale sta attraversando da quasi un decennio, è l’annuncio della “crisi terminale” del “secolo americano” iniziato alla fine dell’800, o stiamo attraversando un’ulteriore “crisi-spia”, come quelle degli anni Settanta e Novanta? Lungi dal segnare il declino del centro dell’economia-mondo, le crisi-spia ne segnano uno spostamento ancora più radicale verso terreni di investimento extraproduttivo o extracommerciale, come è stato negli anni Settanta per la fine della centralità industriale dell’occidente o alla fine del XX secolo con l’avvento dei territori della rete. Eppure, lo spostamento dell’asse economico verso oriente, come per altro parzialmente pronosticato da Arrighi visto l’emergente protagonismo dell’area “cindiana” (o degli Emirati Arabi, alternativamente) a scapito del Giappone, promettente erede della potenza capital-territorialista statunitense all’epoca della prima edizione de Il lungo XX secolo, sembra presagire una prossima cesura nella teoria arrighiana-braudeliana dei lunghi cicli economici. Lo slittamento a Oriente di un nuovo potenziale centro dell’economia-mondo è per altro il tema di quello che può essere considerato il seguito ideale de Il lungo XX secolo. Nel 2007 esce infatti negli Stati Uniti Adam Smith in Beijing, tradotto e stampato in Italia l’anno seguente. Un testo che completa il percorso arrighiano nei cicli sistemici di accumulazione, approdando ai rinnovati scenari di indebitamento e arretramento militare statunitense, condizione ottimale per un, se non certo, plausibile, avvicendamento dell’egemonia mondiale verso un inedito Beijing consensus.
La nostra contemporaneità per altro sembra fornirci moltissimi stimoli ad approfondire i temi principali de Il lungo XX secolo. La deterritorializzazione delle élite finanziarie, che ha illustri precedenti nelle “nazioni” in esilio o trasmigrate in cerca di solide relazioni d’affari nell’Europa medievale e moderna, impone uno scarto oltre l’analisi di questo o quel modello statuale, non esistendo probabilmente al dispositivo puramente politico capace di incorporare a pieno la natura cosmopolita dell’alta finanza mondiale, a meno di strumentali e pregiudiziali forzature. Stati Uniti, Cina o Germania, nessuna di queste entità territoriali può sensatamente essere considerata da sola centro o server del complesso network di interessi economici che costituisce il potere capitalistico globale. Così come non possiamo fare a meno di abbandonare i pregiudizi euroatlantici e non vedere nella dimensione asiatica una rete di mercati, saperi e classi progressivamente sempre più autonoma dai tradizionali (e probabilmente decadenti) centri dell’organizzazione economica occidentale.
Il rapporto tra territorio e capitalismo, altro importante aspetto della riflessione di Arrighi, ci impone ulteriori nuovi elementi di analisi. La recente crisi ucraina sembra rimettere in discussione le perifrasi D-T-D’ e T-D-T’ che dovrebbero rappresentare due differenti tendenze della dialettica del potere: quella capitalista e quella territorialista. Se alla luce del processo di integrazione europea e di pacificazione post-guerra fredda, l’opzione T-D-T’, che vedeva nell’espansione territoriale il fine ultimo dell’esercizio egemonico degli stati, appariva del tutto abbandonata, il nuovo corso della politica di Putin sembra riaprire un confronto “tradizionale” con l’Unione Europea e le altre realtà dell’area ex-sovietica, la cui tendenza è la riaffermazione del controllo russo sui vicini attraverso la politica degli eserciti e dei carri armati. Pur non dando per scontata questa interpretazione, certamente semplicistica se vediamo ai tanti attori in gioco, più o meno nascosti nelle pieghe del mercato finanziario ed energetico mondiale, è un dato di fatto che gli osservatori tendano a tradurre quanto sta accadendo alla luce di questa equivalenza. Leggere criticamente Arrighi può aiutarci anche a trovare una nostra chiave interpretativa.
In questo percorso di studio intendiamo coinvolgere persone che hanno accompagnato il percorso biografico e di ricerca di Arrighi e nelle cui analisi è possibile sentire l’eco dei molti interrogativi posti da Il lungo XX secolo.
Abbiamo pensato quindi ad un ciclo di seminari, in cui inserire presentazioni di libri o dibattiti utili a stimolare la discussione su questi temi oltre che a ricordare il lavoro di Arrighi. Vorremmo privilegiare autori che propongano approcci genealogici, così da supportare l’analisi dell’oggi (e perché no, azzardare previsioni sul domani) con elementi di comprensione ancorati nel passato storico, e autori che abbiano privilegiato una prospettiva globale.
Infine crediamo che la questione da cui partire sia un profilo del capitalismo attuale, con una particolare attenzione ai terreni di più intensa valorizzazione, ovvero la logistica e l’organizzazione produttiva, il mercato finanziario e la rete. Sono tutti e tre spazi assolutamente intrecciati e difficilmente analizzabili autonomamente, ma dai quali è possibile partire per una interpretazione dell’ attuale rapporto tra denaro e potere.
I seminari sono rivolti a studenti, dottorandi e ricercatori, con una particolare attenzione agli iscritti ai dottorati di Storia (politica, società, culture, territorio) e alla scuola dottorale di Studi europei e internazionali del Dipartimento di Scienze Politiche, agli studenti dei Dipartimenti di Giurisprudenza, Scienze della Formazione, Scienze Politiche, Filsofia, comunicazione e spettacolo e Studi Umanistici.
Lunedì 10 novembre, alle ore 17.00, in collaborazione con l'ANRP-Associazione Nazionale Reduci dalla Prigioni, dall'Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari, si presenta il volume
Paolo Orsini. Dipingere per sopravvivere. Immagini dai campi di prigionia (1943-1945)
di Angela Maria D’Amelio
Intervengono
Miriam Mirolla, Lauro Rossi, Luciano Zani
*******************************
"Io mi salvai dipingendo, la pittura mi aiutò a ritrovare me stesso, a non dimenticarmi". Così Paolo Orsini (1910-1974) ricorda quale fu la sua resistenza, come quella di molti altri artisti, durante i quasi due anni di prigionia nei lager nazisti come Internato Militare Italiano. Le figure ritratte nei suoi acquerelli si muovono in un'atmosfera lugubre, caratterizzata da un'essenzialità disegnativa e da una limitata gamma cromatica; "anime lunghe" dalle forme sempre più evanescenti,senza volto o con i lineamenti appena accennati, che riflettono l'annullamento interiore, l'umiliante condizione psicologica di chi è stato ormai privato della propria identità. Testimonianza struggente e umanissima quella di tutti internati, artisti e non, che esce dalla semplice cronaca per assumere una preziosa valenza documentaria. I loro dipinti, disegni, fotografie, poesie, diari, lettere, appunti sparsi hanno permesso, infatti, di portare alla luce una quantità di microstorie altrimenti destinate all'oblio che, insieme,assumono il respiro della grande Storia.
Terzo incontro del seminario La guerra siamo noi. Violenze belliche e società italiana nei due conflitti mondiali, promosso dall'Associazione Vie Nuove e dall'Isrt in collaborazione con l'istituto di cultura francese
Intervengono Santo Peli (Università di Padova) e Toni Rovatti (Università di Bologna)
Martedì 11 novembre, alle ore 17.00, si presenta il volume
L’assalto al cielo. Donne e uomini nell’emigrazione italiana
di Andreina De Clementi (Donzelli, 2014)
Intervengono
Goffredo Fofi, Sabrina Marchetti, Gabriella Turnaturi
Coordina
Michele Colucci
Quali sono gli snodi cruciali dell’emigrazione italiana? In questo volume l’Autrice mette in collegamento la grande emigrazione dei primi decenni postunitari con l’esodo del secondo dopoguerra e ne evidenzia analogie e differenze, in una ricostruzione che attinge le sue fonti soprattutto da epistolari, interviste e, in generale, bagagli di memorie delle famiglie di emigranti. In tal modo si forniscono al lettore le coordinate utili alla comprensione del fenomeno migratorio nel suo complesso, consentendo di collocare nel loro contesto temi di indubbia rilevanza e originalità quali il vissuto e la soggettività dei protagonisti.
Indice: I parte: La grande migrazione: 1) La mobilità italiana fino alla chiusura della frontiera americana 2) La legislazione dei paesi d’arrivo 3) Rimesse e mercati 4) Proprietà, parentela e sistema successorio 5) Dove finiscono i risparmi di una comunità irpina. II parte: La vita altrove: 6) I lavori delle donne 7) A ruoli scambiati 8) La sfida dell’insularità. Generazioni e differenze etniche. III parte: Il secondo dopoguerra: 9) La nuova ondata 10) L’emigrazione meridionale 11) Fenomenologia del viaggio 12) Il centenario dell’Unità
Giovedì 11 dicembre 2014, alle ore 17.00, alle ore 17.00, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove - Via Michelangelo Caetani 32, Roma), verrà presentato il volume di Silvia Trani, Il Regio esercito e i suoi archivi. Una storia di tutela e salvaguardia della memoria (Stato maggiore della Difesa - Ufficio storico, 2014). Intervengono: Paola Carucci, Guido Melis, Matteo Paesano. Coordina: Marco De Nicolò
Basato su una solida conoscenza dell’evoluzione ordinativa e funzionale dell’Esercito italiano, il volume rappresenta, nella nostra letteratura archivistica, il primo tentativo di ricostruzione e analisi dei criteri che furono alla base del processo di produzione-trasmissione-conservazione delle carte di una forza armata nel periodo del Regno d’Italia.Il modo in cui i documenti venivano organizzati nel momento della loro formazione, le loro vicende nelle fasi successive, le esigenze che influenzavano la valutazione e la selezione degli archivi da custodire permanentemente, gli interventi di riordinamento effettuati e i limiti posti, fino ad epoca recente, alla loro fruizione “pubblica”, costituiscono i nuclei centrali di questo studio, esaminati anche alla luce di un contesto più ampio, rappresentato dal coevo modello conservativo degli Archivi di Stato e dalla legislazione e disciplina archivistiche.
Il testo restituisce alle istituzioni militari l’importante – e pressoché sconosciuto – ruolo che ebbero nella salvaguardia di una parte essenziale della memoria nazionale. Inoltre si caratterizza come uno strumento indispensabile per gli addetti ai lavori (archivisti, studiosi e studenti di archivistica) e, soprattutto, per chiunque desideri fruire del patrimonio documentario dell’Esercito. In definitiva è un testo-guida, una bussola che consente di affrontare un percorso di ricerca e di leggere in modo “filologicamente” corretto le carte oggi a disposizione.
Silvia Trani, archivista, ha lavorato presso gli archivi storici della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, presso l’Ufficio storico dello Stato maggiore dell’Aeronautica militare e presso l’Istituo centrale per gli Archivi. Tra le sue recenti pubblicazioni: Vicende private e vicende aeronautiche nella carte di Mario
Ajmone-Cat. Inventario dell’archivio personale (2012).
Paola Carucci, attualmente Soprintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica, è stata docente di Archivistica nelle università di Milano e Roma Sapienza e Sovrintendente all’Archivio centrale dello Stato.
Marco De Nicolò è docente di Storia contemporanea nell’Università di Cassino
Guido Melis è docente di Storia delle istituzioni politiche nell’Università di Roma Sapienza
Matteo Paesano, colonnello, è Capo dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa e Presidente della Commissione Italiana di Storia Militare.
Per l'iniziativa Storia in città 2014, organizzata dal Dipartimento di scienze politiche e sociali dell'Università di Trieste assieme all'Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia, nell'ambito del ciclo Resistenze e guerre civili, Luigi Ganapini parlerà su "La repubblica sociale italiana"